Uno è un bastone, scritto e diretto da Giada Cicchetti e Agnese Rizzari e tra i vincitori del Premio Cesare Zavattini 2025/26, approda ad Alice nella città, dove sarà presentato al pubblico nell’ambito dell’edizione 2026 della manifestazione.
Prodotto dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), il cortometraggio – della durata di 19’47’’ – attraversa i linguaggi del documentario, del cinema sperimentale, dell’animazione e del riuso creativo delle immagini d’archivio. Il montaggio è di Giada Cicchetti, il suono di Agnese Rizzari, mentre le animazioni sono firmate da entrambe le autrici. Il lavoro è stato sviluppato durante il workshop di sviluppo previsto dal bando del Premio.
Il film nasce dall’incontro con il Fondo Monica Maurer, custodito dall’AAMOD e composto da film finiti e sequenze non montate realizzate dalla documentarista tedesca, con un importante nucleo dedicato alla storia palestinese e alle immagini girate tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. Proprio il lavoro sull’archivio di Maurer era al centro del progetto con cui Uno è un bastone è stato scelto tra i vincitori della decima edizione del Premio Cesare Zavattini 2025/26.
A guidare lo spettatore è una filastrocca per imparare a scrivere i numeri in arabo, che diventa la porta d’accesso alle immagini d’archivio. L’incontro con Rima, donna palestinese che custodisce memoria e gesti della propria storia, accompagna le autrici in un percorso nel quale gioco, testimonianza e materiali del passato entrano in relazione con il presente. Il film finisce così per interrogare anche lo stesso atto del guardare e il modo in cui un’immagine, a distanza di decenni, può essere riscoperta, trasformata e assumere nuovi significati.
«Il film è nato dall’incontro con i materiali del Fondo Monica Maurer conservati dall’AAMOD – racconta Agnese Rizzari –. Guardando quelle immagini abbiamo sentito l’esigenza di restituire una Palestina diversa da quella che oggi ci raggiunge soprattutto attraverso la televisione e i social: una Palestina vitale, attraversata dai gesti quotidiani, dal gioco, dalla presenza di tanti bambini, ma che porta con sé anche una violenza capace di risuonare dolorosamente nel presente. A distanza di decenni, ci ha colpito proprio questa compresenza tra distanza e continuità. Per questo abbiamo scelto di lavorare sulle immagini d’archivio trasformandole, anche attraverso animazioni realizzate a mano. È stato il materiale stesso a suggerirci il film e, allo stesso tempo, il progetto ci ha insegnato a guardare quell’archivio in modo nuovo».
Data, orario e luogo della proiezione saranno comunicati a breve sul sito ufficiale di Alice nella città.




