Sono stati annunciati a Venezia, nel corso dell’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, i progetti finalisti del Premio Cesare Zavattini 2025/26, scelti dalla Giuria presieduta da Stefano Savona e composta da Antonio Bellia, Patrizia Cacciani, Francesca Maria Cadin e Aline Hervé. I titoli e gli autori/autrici selezionati sono stati comunicati da Antonio Medici e Aurora Palandrani, direttore e coordinatrice del Premio, nel corso dell’iniziativa “Quarant’anni di Aamod: storie e prospettive di un archivio audiovisivo”, svoltasi presso Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior, con la partecipazione Vincenzo Vita, presidente della Fondazione Aamod, Marco Bertozzi, direttore artistico (insieme ad Alina Marazzi) dell’UnArchive Found Footage Fest, Luca Ricciardi e Matteo Angelici, del coordinamento esecutivo dell’Aamod.
I nove progetti finalisti della X edizione del Premio Cesare Zavattini sono: Fuori rotta di Jacopo De Falco, che affronta con sguardo critico un episodio dimenticato della storia coloniale italiana: la realizzazione, nel 1940, di un “zoo umano” per la Triennale delle Terre d’Oltremare a Napoli, in cui numerose famiglie africane furono costrette a venire in Italia per mettersi in scena, e poi abbandonate con l’inizio della guerra; Uno è un bastone di Giada Cicchetti e Agnese Rizzari, che attraverso una narrazione corale, accompagnata da una filastrocca araba, intendono attingere all’archivio di Monica Maurer sulla questione palestinese, per un riuso trasformativo che intreccia il politico e il poetico, il passato e il presente di un conflitto di cui è doveroso oggi parlare; L’anno della Pantera di Andrea Cracco e Alessio Barbazza, che ripercorre il movimento studentesco del 1990, ultimo del secolo scorso ma primo a utilizzare forme di comunicazione “virali”, utilizzando l’archivio dell’Associazione Pantera 90 e la testimonianza di chi lo ha raccontato attraverso il cinema e la musica; Trenta centimetri d’acqua di Veronica Orrù, che propone un ritratto intenso di Franco Verga, figura complessa della Democrazia Cristiana, impegnato per i diritti dei migranti e degli italiani all’estero, e scomparso in circostanze dolorose; Bystanders – Sguardi dal margine di Pietro Agnoletto ed Erica Bellia, un progetto che si interroga su coloro che rimangono a guardare, ai margini dei cortei, delle proteste, delle manifestazioni, lavorando in particolare sulla dimensione sonora degli archivi utilizzati; Amico mio di Flavio Condemi ed Emanuele Tresca, che parte da una vicenda personale per interrogare, attingendo ad archivi e memorie familiari, il senso dell’eredità affettiva e sociale e la possibilità di reinventare il futuro; La città invisibile di Damiano Barbieri, che propone un racconto sospeso tra attesa e cambiamento, ambientato nella periferia torinese del “Trincerone”, in cui materiale d’archivio non documenta, ma reinventa, evocando e suggerendo visioni a partire da una molteplicità di percezioni; Diario di un prete felice di da Lorenzo Manuel Bacca, Chiara Laura Bacca e Riccardo Bastianon, che restituisce il mondo di Luigi Sabbadin, giovane prete cineamatore che ha documentato i suoi viaggi tra gli anni ’50 e ’60, una “viandanza” spirituale a vocazione militante, con una tensione tra intimità e impegno sociale; Una uguale a me di Anna Coccoli, che esplora con ironia e profondità il tema della gemellarità come doppio esistenziale, interrogando l’identità personale e collettiva in un racconto che si serve dell’archivio come strumento di specchio e distorsione.
Ai nove progetti finalisti si affiancano tre progetti ammessi come uditori: Togliatti non abita più qui di Stella Biliotti, che incrocia la figura di Togliatti e le microstorie contemporanee lungo la strada romana che porta il suo nome; Téchne di Tommaso Immanuel Dondi e Simone Lo Buglio, che immagina come un giorno, forse, la protezione della memoria collettiva sarà affidata a un’intelligenza artificiale e questa potrebbe essere portata a mostrare all’uomo un passato diverso, rielaborando i materiali d’archivio, per creare un futuro migliore; Uomini veri – Storie dal confino fascista di Armando Pio Carchia, che riporta alla luce la storia rimossa degli omosessuali confinati alle Isole Tremiti durante il fascismo.
«Il Premio Zavattini è alla decima edizione», ha ricordato Medici. «Tanti i filmmaker, quasi seicento, che hanno partecipato a questa avventura, a cui nel dicembre del 2025 sarà dedicata una speciale sezione dell’iniziativa, con una rassegna di tutti i corti vincitori e una giornata di studi per confrontarsi sugli sguardi di una generazione di giovani autori e autrici, che ha interrogato e riutilizzato il cinema d’archivio con la propria sensibilità, attraverso scavi politici e poetici, storie centrali e marginali, racconti familiari e collettivi, presenti e futuri alternativi. Una vitalità creativa che rappresenta uno straordinario osservatorio su come si può raccontare il nostro tempo».
Nel corso dell’incontro di Venezia, in cui il Presidente Vita ha annunciato l’adesione della Fondazione Aamod all’iniziativa di sostegno alla Palestina durante la Mostra del Cinema, sono stati comunicati anche i vincitori della Residenza artistica Suoni e Visioni e illustrate alcune delle iniziative più importanti della Fondazione Aamod: la prossima edizione di UnArchive Found Footage Fest, che si terrà al 26 al 31 maggio 2026 a Roma; l’edizione 2025 de L’Aperossa, in programma dal 15 al 26 settembre, sempre a Roma; la pubblicazione del volume Quarant’anni e oltre. Storie e prospettive di un archivio audiovisivo (Effigi Edizioni), curato da Letizia Cortini, Luca Ricciardi e Paola Scarnati, realizzato per i quarant’anni del riconoscimento in Fondazione dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico.




